ERIKA-OMAR: SIGALINI (AC), UN SILENZIO STAMPA CARICO DI SFIDE

“Il silenzio stampa è importante per riportare i fatti, le responsabilità, il cammino di riparazione, di riconciliazione, di perdono nei suoi alvei necessari”. È quanto scrive don Domenico Sigalini, vice-assistente generale di Azione cattolica, in una nota che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir, a commento del silenzio stampa chiesto dal padre di Erika, dopo la sentenza di venerdì scorso. Per Sigalini, “il silenzio stampa non deve esimere noi di continuare quell’esame di coscienza che abbiamo cominciato a fare quando, stupiti, addolorati e affranti abbiamo saputo dei fatti”. Perché, “come adulti, come società abbiamo sempre un debito verso le giovani generazioni: fare di tutto, anche l’impossibile, l’eroismo, la straordinarietà perché imparino a vivere da persone la bellissima vita che Dio ci mette a disposizione”. In particolare, “abbiamo il compito di offrire sempre ragioni di vita e di speranza, di tenere alti gli ideali, di non fingere e di non far passare per virtù i nostri difetti. Abbiamo da creare tessuti di relazione perché i nostri adolescenti si sentano di qualcuno, riescano a superare quella solitudine in cui si rifugiano, perdendo ogni orientamento”. Per Erika e Omar, secondo don Domenico Sigalini, “incomincia un cammino di redenzione sicuramente faticoso e doloroso”, perché “c’è una coscienza che non si può far tacere, ci sono delle vite che sono state troncate, ci sono dei legami affettivi rovinati irrimediabilmente; c’è una giovinezza che non si presenta più nel suo crescere regolare”. Perciò, “la pena non è una pausa alla fine della quale ci si illude di tornare alla vita di prima, ma un tempo di cambiamento radicale. I giudici hanno parlato chiaro e bene ai ragazzi. C’è ancora un futuro; non è quello delle telenovele, dei talk show, delle playstation, del grande fratello o degli spasimanti che mandano e-mail farneticanti”. Senz’altro, però, conclude don Sigalini “un contatto con il mondo che soffre, che cresce, che lavora e fatica, con la sofferenza di tanti umili, servirà loro per uscire dal virtuale che la solitudine di una prigione può esasperare”. ” “” “