Quello proposto oggi dal Papa è un digiuno “profetico” che richiede un ritorno a Dio” e una lotta agli “idoli” di oggi, che non hanno più “nomi propri”, ma “nomi comuni”: denaro, lusso, senso. Lo ha detto questa mattina padre Raniero Cantalamessa, predicatore pontificio, nel corso della sua seconda predica di Avvento, alla presenza del Santo Padre. Soffermandosi sul senso antico e nuovo del digiuno, Cantalamessa ha sottolineato che “l’appello al ritorno a Dio deve prendere, nei paesi cristiani, tutt’altra direzione che quella della ‘guerra santa’: deve essere un entrare in lotta con se stessi, una conversione, non un’aggressione. Questa è l’unica idea di guerra santa, compatibile con lo spirito del Vangelo”. Il digiuno, ha aggiunto il predicatore pontificio, “è importante anche come ‘segno’, per quello che simboleggia, non solo per quello di cui ci si priva”; altrimenti, si cade in “un falso spiritualismo”. Di qui la necessità, per Cantalamessa, di “inventare forme di digiuno ascetico nuove”, perché “il digiuno classico, dagli alimenti, è diventato ambiguo nella nostra società”. Oggi, infatti, “esiste un digiuno politico e sociale (scioperi della fame), un digiuno igienico o ideologico (vegetariani), un digiuno patologico (anoressia), un digiuno estetico per mantenere la linea”. Per i credenti, ha ribadito invece Cantalamessa, “la forma più necessaria e significativa di digiuno si chiama sobrietà. Vivere con sobrietà è più efficace che imporsi delle penitenze artificiali” e costituisce “un atto di giustizia verso le generazioni”. Oggi bisogna, quindi, “personalizzare anche il digiuno”, è la tesi di Cantalamessa, secondo il quale “esiste un digiuno dalle parole, dallo svago, dagli spettacoli, e ognuno dovrebbe scoprire qual è quello che Dio richiede in particolare da lui, in un certo momento della vita”.