“Non sono ancora maturi i tempi per costruire una moschea a Ponticelli, alla periferia di Napoli “. A pensarla così è padre Paolo Gamberini, delegato diocesano per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso. “La moschea – chiarisce il religioso – dovrebbe essere il frutto di un lungo processo su due fronti: intraislamico e tra comunità cattoliche e islamiche. Da un lato, infatti, a Napoli abbiamo due realtà islamiche distinte, tra le quali non corre buon sangue: la prima, che ha per riferimento la moschea di piazza Mercato, legata alla Lega musulmana mondiale; la seconda di via Lucci, che fa parte dell’U.c.o.i. (Unione delle comunità islamiche in Italia), di cui si è parlato spesso ultimamente per i suoi rapporti con cellule terroristiche. La moschea di Ponticelli dovrebbe servire a entrambe le comunità: occorre, quindi, far approfondire i contatti tra questi due ambienti”.” “Il secondo problema riguarda, invece, la comunità locale. “Napoli – osserva Gamberini – è destinata a diventare un luogo di apertura multietnica e multireligiosa, ma bisogna preparare gradualmente il processo di inculturazione. Mettere una moschea in uno scenario umano e sociale non si può improvvisare, altrimenti c’è il rischio del rigetto, con un conseguente blocco dell’integrazione e del dialogo interreligioso”. ” “”La questione moschea sì moschea no – conclude padre Gamberini – rischia di slittare su un piano politico: chi va per la moschea si colloca con la sinistra, chi è contro è di destra, ma un atteggiamento del genere non aiuta il dialogo interreligioso”. ” “