Sul tema dell’eutanasia, la Svizzera ha deciso di non allinearsi con alcuni paesi europei dove la pratica della “dolce morte” è approvata per legge. Il Consiglio nazionale della Confederazione ha infatti deciso di continuare a vietare l’eutanasia attiva e in una nota diffusa ieri la conferenza dei vescovi svizzeri accoglie la notizia con soddisfazione. “Uccidere un essere umano – scrivono i presuli – non può far parte della pratica medica. E’ piuttosto responsabilità dei medici, in caso di fallimento, non mantenere artificialmente in vita i pazienti e di alleviare il più possibile le sofferenze, anche a rischio di accelerare il processo di morte”. ” “La Conferenza episcopale svizzera accoglie con favore anche l’adozione da parte del Consiglio nazionale di una mozione che chiede di legiferare sull’eutanasia passiva ma su questa materia chiede di seguire il parere dell’Accademia svizzera per le scienze mediche le cui indicazioni “possono servire come base per una futura legislazione”. “Allo stesso tempo, proseguono i vescovi, “è necessario promuovere le cure palliative nel sistema sanitario svizzero”. Nella nota, la Conferenza episcopale esprime anche il suo disappunto per il fatto che il Consiglio nazionale non abbia posto dei limiti alle attività dei gruppi di aiuto al suicidio in quanto “il controllo su questi trattamenti non può essere lasciato alle sole amministrazioni cantonali e comunali”.