Per la prima volta l’Istat fotografa le istituzioni nonprofit in Italia. Un settore “variegato e differenziato ma significativo per la sua rilevanza economica”, precisa Luigi Biggeri, presidente dell’Istat, durante la conferenza stampa di questa mattina. I risultati della prima rilevazione censuaria dicono che al 31 dicembre 1999 le istituzioni non profit attive nel nostro paese sono 221.000, con entrate per 73.000 miliardi e uscite per 69.000 miliardi. La metà è localizzata nell’Italia settentrionale (51,1%) e due terzi (63,4%) operano in misura prevalente nel settore della cultura, sport, ricreazione. Nel 55% dei casi si tratta di istituzioni “giovani”, nate nell’ultimo decennio. L’impatto sul mercato del lavoro è di tutto rispetto: i lavoratori retribuiti sono 630.000 (di cui 530.000 dipendenti) ai quali si aggiungono 3,2 milioni di volontari, 96.000 religiosi, 28.000 obiettori di coscienza. Si tratta in ogni caso di un universo “ancora sfocato” che “continuerà a svilupparsi” nei prossimi anni, precisa Biggeri, “finanziato essenzialmente da fondi privati”.” “La dimensione media di entrate e uscite supera i 300 milioni, ma oltre la metà delle istituzioni si attesta su cifre inferiori ai 30 milioni. L’universo del nonprofit è costituito, quindi, da unità di piccole dimensioni. Opera con volontari soltanto il 36,2% delle istituzioni con entrate superiori a 500 milioni, a fronte dell’88,1% di quelle con entrate fino a 100 milioni. Le istituzioni “market”, che producono beni e servizi per il mercato, costituiscono la maggioranza di quelle attive (59,4%) e nell’87,1% dei casi le istituzioni nonprofit si sostengono con finanziamenti privati.” “Tra le tipologie di istituzioni censite ritroviamo anche confraternite, parrocchie, seminari, scuole cattoliche, diocesi, nei casi in cui sono enti ecclesiatsici civilmente riconosciuti che producono beni e servizi. In particolare le attività di promozione e formazione religiosa sono svolte dal 2,7% delle istituzioni censite, circa 5.903 unità.