“Un segno, quasi una ‘sveglia’ per questa Chiesa un po’ stanca e a tratti anche un pochino pigra che siamo: risvegliamoci con la preghiera, con gesti concreti di carità e visibilità, con gemellaggi con zone più povere”: è questo, secondo mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace e presidente della Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace, il senso della giornata di digiuno e preghiera indetta da Giovanni Paolo II per il 14 dicembre. E nella stessa direzione, ha affermato mons. Bregantini al Sir, “va anche l’altro segno che il Papa ha indicato nella preghiera del 24 gennaio di tutte le religioni ad Assisi: non uno contro l’altro, ma insieme”. “Vorrei che questo Avvento – ha aggiunto il presule – risvegliasse nel cuore di ogni cristiano il gusto di anticipare oggi la speranza del regno di Dio”. Anche di fronte “alle torri o ai miti caduti” occorre cogliere “una fioritura di speranza e di coraggio” come insegna il Papa con “il suo stile sempre inedito” e “i suoi gesti inattesi”. In questa prospettiva, mons. Bregantini auspica che il tempo di preparazione al Natale “non sia tempo solo per il mercatino”, ma divenga piuttosto occasione di “luoghi, segni, testimonianze che facciano crescere soprattutto i bambini nella gioia di dire grazie, nello stupore delle cose, nei piccolo gesti di solidarietà, nell’imparare una logica di mondialità”, perché solo se “già ci abitueremo ad essere sentinelle della speranza, il Natale sarà vero”.