Quando “nuovi conflitti” si aggiungono a quelli antichi, e c’è “il rischio di crescenti tensioni tra le differenti tradizioni culturali e religiose”, spetta proprio agli Stati fare da “ponte” per promuovere “il dialogo tra le culture religiose del mondo”, e in particolare tra Islam e cristianesimo. Lo ha ribadito oggi il Papa, nel discorso rivolto all’ambasciatrice della Turchia presso la Santa Sede, Filiz Dincmen, in occasione della presentazione delle lettere credenziali. “Gli eventi recenti – ha detto Giovanni Paolo II riferendosi alla crisi internazionale seguita ai tragici fatti dell’11 settembre – rendono evidenti che la cooperazione è la cosa più necessaria quando nuovi conflitti si aggiungono a quelli antichi”, e in un momento in cui “c’è il rischio di crescenti tensioni tra differenti tradizioni culturali e religiose”, la Turchia ha “un ruolo particolare da svolgere”. Il Santo Padre, infatti, ha definito quella turca “una società alle prese con complesse questioni di identità in un mondo che cambia”, ma in grado di mostrare che “è possibile per i popoli vivere insieme in uno spirito di comprensione e riconciliazione tra differenti culture”. Sia geograficamente che culturalmente, ha concluso il Papa la Turchia è “un ponte importante” tra Est ed Ovest, in cui l’unità nazionale “non è in conflitto con il rispetto degli individui e delle minoranze”, soprattutto per quanto riguarda la libertà religiosa e la pacifica convivenza tra la “piccola minoranza” cristiana e la maggioranza islamica.