“Ciò che si è fatto e si sta facendo contro il terrorismo specialmente a livello bellico rimane dei limiti della legittima difesa, o presenta la figura, almeno in alcuni casi, della ritorsione, dell’eccesso di violenza, della vendetta?”. A chiederselo è stato il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, nel tradizionale discorso di S. Ambrogio pronunciato ieri sera, a Milano, nella Basilica dedicata al patrono della città. Oltre ad un “giudizio umano morale e severo” sui tragici fatti dell’11 settembre, ha proseguito l’arcivescovo, bisogna chiedersi se, sul piano politico e militare, “il tipo di operazioni che si vanno facendo contro il terrorismo sarà efficace”. Il riferimento, ha precisato Martini, vale non soltanto per quanto sta accadendo in Afghanistan, ma anche per i recentissimi fatti di morte e violenza in Israele: “E’ chiaro – ha precisato a quest’ultimo riguardo il cardinale – che il diritto di legittima difesa non si può negare a nessuno, neppure in nome di un principio evangelico. Ma occorre una continua vigilanza e un costante dominio su di sé e delle proprie passioni individuali e collettive per far sì che non si insinui la voluttà della rivalsa e la dismisura della vendetta”. In Medioriente, per Martini, c’è da una parte “un terrorismo folle suicida contro cittadini pacifici e anche tanti bambini, che non conduce da nessuna parte e che suscita un crescendo di ira, indignazione e orrore”, dall’altra invece “atti di rappresaglia, che è difficile definire ancora come operazioni di legittima difesa”. Senza contare, poi, le “vere e proprie azioni belliche, di fronte alle quali anche l’osservatore più imparziale riesce più a cogliere quale sia quella strategia della pace e della sicurezza che pure è sempre nel desiderio di tutto quel popolo la cui sopravvivenza è essenziale per il futuro della pace nella regione e nel mondo intero” (segue).