IL GIORNO DEL DIGIUNO: SANTA SEDE, “PRIMA DI UN COMPITO DIFFICILE”

“In tutte le grandi esperienze religiose il digiuno occupa un posto importante”; esso “implica un atteggiamento di fede, di umiltà, di totale dipendenza da Dio”. Vi si ricorre “prima di affrontare un compito difficile o implorare il perdono di una colpa”, ma, “inseparabile da preghiera, elemosina e giustizia”, è “orientato soprattutto alla conversione del cuore”. Il digiuno, unitamente alla preghiera e al pellegrinaggio, è al centro di una nota dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, diffusa oggi in preparazione alla giornata di preghiera del 14 dicembre e all’incontro interreligioso di Assisi del 24 gennaio 2002 indetti da Giovanni Paolo II per implorare la pace, frutto della “grazia dell’Altissimo e di una profonda conversione interiore”. La pratica del digiuno, afferma la nota, riveste una triplice valenza temporale: è, al tempo stesso, “riconoscimento delle colpe del passato contro Dio e i fratelli”, è nel presente apertura degli occhi “sugli altri e la realtà che ci circonda” e, in prospettiva futura, è assunzione responsabile “del compito che ciascuno di noi ha nella storia”. Il pellegrinaggio, cuore dell’incontro di Assisi, “è segno del cammino faticoso che ogni discepolo di Cristo è chiamato a compiere per giungere alla conversione; è occasione per ripercorrere nel silenzio del cuore le vie della storia” verso “un unico destino: il Regno”. Infine, la preghiera: “momento fondamentale – si legge nella Nota – per riempire con l’ascolto di Dio il ‘vuoto’ creato in noi dal digiuno purificatore e dal silenzioso pellegrinare”. E’ infatti dal “cuore di ciascuno di noi” che occorre “partire per costruire la pace”, e “non c’è possibilità di pace senza la preghiera” perché la pace “va ben oltre gli sforzi umani e la sua sorgente e realizzazione vanno ricercate in quella realtà che è al di sopra di noi”.