MEDIO ORIENTE: P.P.MADRAS (UNIVERSITÀ BETLEMME), “FERMATE LE STRAGI”

“Si vivono ore di d’angoscia. Le città più grandi dell’amministrazione palestinese Gaza, Ramal sono state bombardate. Io stesso ho dovuto lasciare la cittadina di Betlemme, dove mi trovavo nei pressi del palazzo di Arafat, per motivi di sicurezza. Anche se si tratta di un attacco isolato, la città della Natività ha subito diversi danni. Se continua così il prossimo a Betlemme non sarà un Natale di pace”. E’ la testimonianza rilasciata al Sir da padre Peter Madras, palestinese, docente di S. Scrittura all’Università di Betlemme, sugli ultimi sviluppi della crisi in Medio Oriente.” “”Certo – è il desiderio di padre Madras – davanti abbiamo ancora venti giorni per sperare che le due parti, con un po’ di buon senso, possano raggiungere un accordo o una tregua”. La situazione è disperata: “l’economia ormai è azzerata, le scuole ed ogni attività risentono di questa tensione. Credo che la ripresa del turismo e il ritorno dei pellegrini in Terra Santa possano davvero essere una garanzia di pace e tranquillità e segnare l’inizio di una tregua”. Tuttavia ad una soluzione economica ne deve corrispondere una politica: “Arafat – afferma il sacerdote – deve accettare la realtà perché altrimenti non solo non ottiene nulla ma rischia di perdere quel poco che ha. E da uomo saggio che è deve cominciare la difficile opera di arrestare quelli che, pur senza essere nemici della Palestina, inconsciamente stanno lavorando contro l’interesse nazionale palestinese. La cosa più elementare sarebbe non provocare più attentati. Speriamo che Arafat abbia il coraggio di prendere questa decisione. E da quel che so sono state già arrestate circa 90 persone”. Tra i più colpiti dalla recrudescenza della guerra anche i palestinesi di fede cristiana: “Pur coinvolti nella resistenza all’occupazione israeliana – spiega padre Madras – preferiamo la non violenza. Siamo una minoranza che rifiuta la violenza perché non risolve il problema. I cristiani sono stati tra i più tenaci sostenitori della prima intifada, ma quando hanno visto che molte armi arrivavano attraverso traffici non sempre puliti si sono ritirati”. “Come cristiani – conclude – non riceviamo aiuto da nessun Stato. E’ questa è un’ingiustizia. Solo le Chiese ci danno una mano ma queste non hanno le stesse possibilità dei Governi”.” “