RIFUGIATI: NON DEVE DIVENTARE UNA PROFESSIONE

“Occorre assicurare che i richiedenti asilo non diventino vittime di pregiudizi” legati ai pericoli “del terrorismo o della clandestinità”. È la preoccupazione di Ana Liria-Franch, delegato in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha aperto stamani a Roma il convegno “Unione Europea: verso una politica d’asilo comune?”, presso la Sala del Carroccio del Campidoglio. Secondo il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, è necessario “definire una chiara frontiera tra asilo e immigrazione”, esaminando anche il problema dei “rifugiati economici a causa di siccità, carestie, epidemie, inondazioni, cioè di situazioni paragonabili alla guerra”. Tuttavia il ministro ha ribadito che quello del rifugiato è uno “status per sua natura transitorio e bisogna creare le condizioni perché ciascuno possa ritornare alla propria terra”, evitando quindi “la professione di rifugiato, che vive di sussidi perché non riesce ad integrarsi”. Nei centri d’accoglienza italiani arrivano centinaia di richiedenti asilo, ma “il 95% scompare nel nulla quando è convocato dagli organi competenti”, ha osservato Carlo Taormina, sottosegretario di Stato per l’Interno. Perplessità sul disegno di legge sull’immigrazione è stata espressa dai rappresentanti del Consiglio italiano dei rifugiati, da Amnesty International e Medici senza frontiere, che ritengono urgente una legge sul diritto d’asilo che preceda la normativa europea in discussione.