E’ un triplice “no” – alla depenalizzazione, a qualsasi politica di “riduzione del danno” o di “banalizzazione” del consumo di droghe cosiddette “leggere” – quello pronunciato oggi dagli esperti vaticani che hanno presentato, presso la sala stampa della Santa Sede – il manuale di pastorale “Chiesa, droga e tossicomania”, a cura del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute. “La droga non si vince con la droga”, ha detto mons. Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, citando il “proverbio” del Papa che fa da epigrafe al volume, pubblicato in quattro lingue (italiano, francese, spagnolo e inglese) dalla Tipografia Poliglotta Vaticana. Il Papa, ha reso noto Barragan ai giornalisti, ne ha ricevuto una copia, in italiano, rilegata in bianco: “Gli è piaciuto molto”, ha commentato Barragan, ricordando che è stato lo stesso Giovanni Paolo II ad affidare, cinque anni fa, al dicastero pontificio il compito di “interessarsi del problema lacerante nella droga nel mondo”. Duecento milioni di persone, nel nostro pianeta, ha sottolineato infatti il direttore della sala stampa vaticana, Joaquin Navarro Valls, “usano sostanze genericamente comprese sotto il nome di droghe”, e di queste “almeno 30 milioni fanno ricorso a stimolanti sintetici, come anfetamine o ecstasy”. Secondo padre Tony Anatrella, “qualsiasi politica di depenalizzazione delle droghe è pericolosa, perché vorrebbe dire che la società legittima le giovani generazioni a drogarsi, o lascia che i giovani si suicidino nel silenzio generale”. Le politiche di prevenzione della tossicodipendenza, ha aggiunto Anatrella, fino ad oggi “sono andate quasi sempre incontro al fallimento” anche causa della “banalizzazione” del ricorso a sostanze come la cannabis, che invece “alterano seriamente i neurotrasmettitori” e “distruggono” la vita dei giovani (segue). ” ” ” “” “