Tragedie come quella di S. San Giovanni – dove ieri un diciassettenne ha ucciso a coltellate, in un liceo, una sua coetanea ed ex “fidanzata” – dimostrano che “gli adolescenti sono sempre più prigionieri di una sorta di ‘privatizzazione’ dei sentimenti, che non sono più vissuti, come in passato, all’interno di una dinamica di ‘gruppo’, capace di aiutare i ragazzi, anche con un po’ di autoironia, a non esasperare discorsi belli e coinvolgenti come quelli legati ai primi amori”. Commenta così mons. Domenico Sigalini, responsabile del Servizio Cei per la pastorale giovanile, il grave fatto di cronaca citato, aggiungendo che “oggi la solitudine, per i ragazzi, è uno spettro difficile da vincere, e a volte rischia di venire associato all’idea della morte”. Tenendo presente, inoltre, che “esistono anche atti inconsulti non dovuti a progetti di vita, ma esasperati da aspetti di rabbia e di non contenimento dei propri sentimenti”, i giovani di oggi per Sigalini “soffrono anche della difficoltà a trovare adulti in cui confidare fino in fondo, pronti ad ascoltarli ‘gratis’, senza pretendere di interferire a tutti i costi con il corso della loro vita”. Riferendosi, inoltre, all’ambiente della scuola, dove è avvenuto il delitto, il direttore dell’Ufficio Cei sottolinea la “necessità di popolare anche gli spazi informali, che molto spesso sono i più decisivi per i momenti forti della vita dei ragazzi: i corridoi delle scuole, gli atrii, i bagni…In questi luogo i ragazzi non trovano quasi mai figure educative, capaci di stare con loro e di offirli motivi di vita”. Secondo Sigalini, insomma, “figure tenui” di educatori possono dare corpo, insieme al gruppo dei ragazzi, a “piccole comunità di senso, in cui sia ricercato un progetto di vita”. Sta ai ragazzi stessi, comunque, “aprire gli oggi: spesso sono loro ad accorgersi per primi quando uno ‘è fuori’ e quando lo fanno devono essere pronti ad intervenire in suoi aiuto”. ” “” “