“Il voto degli israeliani non è stato contro la politica di pace di Barak”, ma contro le “insufficienze manageriali” di lui. Se Sharon non continua il processo di pace, perderà tutto il consenso popolare. A sostenere questa tesi, all’indomani dell’elezione di Ariel Sharon, candidato del Likud, come primo ministro d’Israele. è padre David Jaeger, francescano, membro della Custodia di Terra Santa, in un commento pubblicato sull’agenzia internazionale Fides. Ciò che oggi “preoccupa”, dice padre Jaeger è “anzitutto l’avvenire dei rapporti con i vicini, soprattutto coi palestinesi: è nota a tutti la posizione del Primo Ministro eletto, del suo partito e degli altri partiti di destra. Il sig. Sharon si dimostra consapevole di questa preoccupazione e cerca di ravvicinare non solo i Paesi vicini, ma anche quella chiara maggioranza degli israeliani che da sempre appoggia il processo di pace”. Secondo padre Jaeger “il voto degli israeliani non è stato contro la politica di pace del governo Barak e del precedente governo Rabin: esso è stato piuttosto provocato da insufficienze manageriali e comunicative del sig. Barak”. Quindi auspica che la politica di Sharon “sia influenzata da questa comprensione, cioè che la preferenza degli israeliani è per la pace secondo i principi di Oslo e di Taba”. “Un governo che si discosti da questi principi – osserva – non godrebbe più del consenso popolare”. Padre Jaeger ricorda anche che quando Sharon era Ministro degli Esteri nel governo Netanyahu “aveva promesso al Vaticano di bloccare la costruzione della moschea a Nazareth. Negli ambienti ecclesiastici cristiani si è già espresso l’augurio che Sharon sia fedele alle sue promesse e annulli la decisione del governo Barak di costruire la moschea alle porte della basilica dell’Annunciazione a Nazareth”.” “” “” “