Lo scorso anno, alla prima edizione del concorso, i partecipanti con altrettanti progetti sono stati quaranta. Di questi una quindicina sono entrati in graduatoria e oggi quattro piccole unità lavorative sono attive: è il bilancio dell’anno 2000 del concorso “Miglior idea imprenditoriale”, per il quale le diocesi di Taranto, Oria e Castellaneta hanno lanciato in questi giorni la seconda edizione. “Quanto a disoccupazione, specie giovanile – spiega al Sir p. Nicola Prezioso, responsabile della pastorale del lavoro tarantina – stiamo peggio che altrove, perché da noi si è avuta negli anni scorsi la crisi generale dell’acciaio. Dai 25 mila dipendenti dell’Italsider degli anni ’70-80, poi divenuta Ilva, con l’aggiunta dei 15 mila lavoratori dell’indotto, siamo purtroppo scesi, dopo i ‘tagli’ degli ultimi anni, a 11 mila lavoratori più 3 mila dell’indotto. Moltissimi cinquantenni sono stati prepensionati e il rientro di molti di loro nell’attività lavorativa, ‘in nero’, ha portato all’esclusione dei giovani”. Secondo p. Prezioso, l’esperienza del concorso sulla “Miglior idea imprenditoriale” è un piccolo segno delle Chiese locali, per far crescere la “cultura d’impresa”, in una zona dove “purtroppo domina ancora la cultura del posto fisso”. Ai vincitori del concorso che presenteranno le tre migliori idee imprenditoriali andranno premi rispettivamente di 4, 3 e 2 milioni di lire. Il concorso permetterà anche di far conoscere le leggi di sostegno all’imprenditoria giovanile, che prevedono cospicui finanziamenti iniziali a fondo perduto per progetti validi. Uno di questi, per la produzione di scarpe, lo scorso anno ha avuto un miliardo di lire dallo Stato.