CATTIVA MAESTRA TELEVISIONE: PER ANTONELLI È PROBLEMA DI CULTURA

Presentando questa mattina il comunicato finale dei lavori del Consiglio episcopale permanente, il segretario generale della Cei, mons. Ennio Antonelli, è tornato a denunciare lo “scadimento di molti programmi televisivi, distanti da una logica di reale servizio alla persona e ai cittadini”. Questo problema è stato posto dal card. Ruini, presidente della Cei, nella prolusione ai lavori del Consiglio. Nel dibattito che ne è seguito, ha riferito Antonelli, “è stato sottolineato come la cultura pubblica”, che si esprime nella “comunicazione sociale”, sia ormai molto distante dalla “vita e dagli interessi reali delle persone” ed è lontana dai “valori e dalle convinzioni di molti credenti”. In questo modo la televisione “finisce per corrodere i valori più profondi” della gente. La Chiesa fa dunque appello ad “un maggiore senso di responsabilità e stimola – ha detto Antonelli – ad una recezione più critica di ciò che propone la televisione”. E’ necessario insomma, ad avviso del segretario generale della Cei, “un maggiore senso di responsabilità” nell’uso dei mass media. E questo non va disgiunto, come era già stato raccomandato in occasione del convegno ecclesiale nazionale a Palermo nel 1995, da “un’educazione all’ascolto critico del mezzo televisivo”. In questa prospettiva, ha ricordato Antonelli, “la Chiesa italiana ha intrapreso una serie di iniziative, tra cui il rilancio delle sale della comunità”. Quanto poi a manifestare il dissenso dai programmi televisivi con il rifiuto di pagare il canone o di acquistare la televisione, il segretario della Cei ha rilevato che “queste sono iniziative lasciate alla libera scelta personale”.