L’India è da ricostruire. Ma non è la prima volta. Ci sono state altre tragedie, certamente meno gravi, ma sono convinto che l’India farà fronte anche a questa emergenza. E’ un popolo caparbio, attivo e capace”. A parlare è mons. Felix Anthony Machado sottosegretario, (addetto per l’Asia) del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, che commenta così il terremoto che nei giorni scorsi ha sconvolto l’India settentrionale provocando, secondo alcune stime provvisorie, circa 50 mila vittime.” “”È una tragedia di fronte alla quale si rimane senza parole – dichiara mons. Machado -. Il terremoto ha riguardato il Gujarat, uno degli stati più importanti dell’Unione indiana, regione, a maggioranza indù, dove nacquero grandi leader dell’India, tra cui Gandhi”. “Durante il sisma – prosegue – sono andati distrutti molti monumenti importanti, tesoro della storia, dell’arte, dell’architettura, ricordi della religione indù. E così insieme alle migliaia di morti è stata cancellata anche la memoria. E questo ci rattrista ancora di più”. Di fronte alla tragedia ancora una volta la Chiesa cattolica insieme alle altre Chiese cristiane “sono in prima fila a prestare aiuto. Tra i primi la Caritas italiana”. Una solidarietà portata ad una zona, ricorda mons. Machado, dove “da qualche anno i cristiani sono sempre meno tollerati. Alcune piccole chiese sono state distrutte da estremisti indù”. Tuttavia, ci sono esempi “significativi” di collaborazione come “gruppi di musulmani e cristiani, in prima linea, uniti a donare il sangue. Mi auguro che da questa tragedia possa nascere un miglioramento delle relazioni tra gruppi di religione diversa”. “Sono rimasto commosso – conclude Machado – nel vedere tutte le nazioni del mondo coinvolte in una gara di solidarietà. In questi momenti tutti diventano fratelli e sorelle. Questo spirito di solidarietà, questa globalizzazione umana, può essere lo spirito giusto non solo per ricostruire ma anche per vivere insieme nella giustizia e nella pace”.” “