“Dobbiamo imparare a ragionare come se il mondo dipendesse da noi, se vogliamo liberarci del nostro fatalismo, della mancanza di coraggio e di responsabilità”. E’ questa la ricetta che il Rapporto Italia 2001 dell’Eurispes consegna quest’anno al nostro Paese. A sintetizzarla così è stato il presidente dell’istituto di ricerca, Gian Maria Fara, presentando questa mattina a Roma il rapporto. Per descrivere il male di cui è vittima l’Italia, l’Eurispes ha preso in prestito la figura del protagonista di un romanzo di Ivan Goncarov: il suo nome è Oblomov e per mestiere “non fa nulla. Rifugge infatti – racconta Fara – da qualsiasi attività, compresa la cura dei propri affari, sprofondato in un perpetuo stato di apatia”. “Purtroppo l’Italia – aggiunge il presidente dell’Eurispes – ogni giorno, assomiglia sempre più alla casa Oblomov: crescono l’incuria, l’abbandono, la rovina delle ricchezze morali e materiale del Paese, come pure il disinteresse e l’abitudine all’involuzione”. Il rapporto conclude la sua analisi con una nota di “ottimismo”: sta emergendo anche nel nostro Paese “l’uomo del post-individualismo”, colui cioè che “prende coscienza del fatto – spiega Fara – che deve confrontarsi con mondi, fenomeni, persone che, per quanto apparentemente lontani, lo riguardano da vicino. Se non lo saremo per bontà d’animo saremo buoni per forza”, perché “la cattiveria è un costo che alla fine grava su tutti. Il patto sociale che l’uomo della società complessa prima o poi dovrà sottoscrivere si dovrà fondare su una solidarietà sociale”. L’uomo del terzo millennio, dunque, conclude Fara, “non si dissocia dalle proprie responsabilità sociali, dai propri errori, e in ultima analisi da se stesso e non cade nel fatalismo, così come invece capita all’uomo contemporaneo che per difendersi dall’incertezza tenta di rimuoverla. Si assume le proprie responsabilità, non impreca alla sfortuna né si rassegna alla sorte, non cerca capri espiatori”.