“L’idea di una celebrazione liturgica con partecipazione al canto alternata fra coro e assemblea, così come pensata dai redattori dei testi conciliari, è ancora di là da venire”. E’ quanto ha dichiarato il compositore Carlo Pedini, direttore della Sagra musicale umbra, per il quale “l’attività delle scholae cantorum si è rapidamente trasformata, allontanando i cori dall’impegno liturgico e lasciando spazio ai gruppi di animazione musicale formati da ragazzi armati di chitarre con le quali sono solo in grado di suonare pochi e facili accordi”. Intervenendo oggi al Congresso internazionale di musica sacra, in corso in Vaticano, promosso dal Pontificio consiglio della cultura e dall’Accademia di s. Cecilia, Pedini ha dichiarato che questi gruppi “pur dovendo nelle intenzioni fare da guida al canto dell’assemblea, restano quasi sempre a cantare da soli, sostituendo di fatto il coro nello stesso ruolo che occupava prima del Concilio. Naturalmente con esiti modesti”. Oltretutto, ha aggiunto, il loro repertorio “appartiene al genere più scadente di musica di consumo, con una preoccupante caduta di gusto che è andata a condizionare l’educazione e la formazione musicale sia dei partecipanti al gruppo canoro sia di tutta la comunità ecclesiale”. Per questo motivo, ha proposto Pedini, “i cori andrebbero dotati di quei mezzi, anche economici, che richiede un’attività del genere”. A cominciare dalla “presenza fissa di un musicista che operi come organista e direttore, un vero e proprio maestro di cappella”. “Sebbene qualcosa si stia muovendo – ha concluso – resta il fatto di una produzione musicale sacra commerciale di bassissimo profilo che troviamo nei negozi di articoli religiosi e che sentiamo trasmessa da emittenti radiofoniche di ispirazione religiosa. Questo è il danno peggiore perché un’educazione al cattivo gusto sarà difficile recuperare. E’ auspicabile, quindi, un maggiore controllo per ridare dignità a queste musiche”.