“Anche la musica sacra può offrire un efficace contributo all’evangelizzazione del mondo se saprà formulare il suo messaggio di annuncio in maniera rinnovata e universale pur mantenendo la propria identità. E’ quanto emerso dalla prima sessione dei lavori del Congresso internazionale di musica sacra che si è aperto questa mattina in Vaticano (fino al 27) sul tema “Tradizione e innovazione della musica sacra nelle Chiese cristiane”. Promosso dal Pontificio Consiglio della cultura e dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con la collaborazione del Pontificio Istituto di musica sacra e del Teatro dell’Opera di Roma, il simposio, ha spiegato inaugurando i lavori il presidente del dicastero vaticano per la cultura, card. Paul Poupard, si prefigge di approfondire “sia le finalità della musica sacra, sia i modi di renderla attuale nel presente” considerandone anche “il ruolo nelle assemblee liturgiche”. Uno sguardo “ecumenico” sulle diverse tradizioni per un dialogo arricchito dalla presenza di delegati del patriarcato di Costantinopoli e di quello della Chiesa ortodossa russa, oltre a rappresentanti della Comunione anglicana e della Federazione luterana mondiale. “Questo tempo che noi viviamo, nonostante le sue contraddizioni, è il tempo propizio per riproporre un’arte musicale forte in cui Dio sia nuovamente al centro”. Lo ha affermato mons. Marco Frisina, direttore dell’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma e maestro della Cappella di San Giovanni in Laterano sottolineando l’importanza della “creazione di un nuovo linguaggio comune perché i musicisti parlino tutti con una sola voce”. Per una ritrovata qualità della musica sacra, ad avviso del compositore e direttore del Festival pucciniano, Lorenzo Ferrero, occorre che la Chiesa “ne incrementi la consapevolezza e la cultura nei sacerdoti, diffonda nuovi stimoli, e ritorni ad essere committente attiva indicando con chiarezza direzioni preferenziali di lavoro e di ricerca”.