“Un musicista ‘colto’, attento al presente e che si esprime in modo semplice, secondo il modello di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per sospingere attraverso il linguaggio musicale la mente e il cuore dei fedeli verso la bellezza e l’assoluto di Dio”. E’ l’identikit del compositore di musica liturgica tracciato al Sir da mons. Marco Frisina, direttore dell’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma, compositore egli stesso e maestro della Cappella di San Giovanni in Laterano, alla vigilia del Congresso internazionale di musica sacra che si aprirà domani in Vaticano (fino al 27). “Tradizione e innovazione della musica sacra nelle Chiese cristiane” è il tema del simposio promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura e dall’Accademia nazionale di Santa Cecilia in collaborazione con il Pontificio Istituto di musica sacra e il Teatro dell’Opera di Roma. Relatore alla prima sessione di lavori, che avrà come titolo “La musica sacra in rapporto a cultura, liturgia, aspetti devozionali”, mons. Frisina spiega che “mentre la musica sacra non è necessariamente liturgica, la musica liturgica, per sua stessa natura sacra, deve obbedire ad alcuni canoni e tenere conto di ben precise finalità; prima tra tutte, l’annuncio dell’amore e della misericordia di Dio per ispirare l’uomo a trovare la verità e la bellezza attraverso la contemplazione”. A tale fine il musicista deve “porsi in costante ascolto dell’umanità per captare, come se avesse le antenne, ciò che la gente sente, vive, i suoi motivi di sofferenza e di speranza. Solo così, partendo dalla realtà vissuta e trasfigurandola attraverso il linguaggio della musica, potrà individuare un modo di dire Dio incarnato nel tempo presente e toccare il cuore di ognuno con semplicità e immediatezza”.