“La Bulgaria domani alla luce di due grandi personaggi: beato Eugenio Bossilkov e beato Giovanni XXIII” è il tema della giornata di studio che si è svolta oggi a Roma promossa dalla Pontificia Università Lateranense e dal Pontificio Istituto pastorale “Redemptor Hominis” in collaborazione con la Congregazione dei Passionisti. L’occasione è stata offerta dal centenario della nascita del vescovo passionista Bossilkov (1900-2000) martirizzato nel 1952, e dalla beatificazione nello scorso mese di settembre di papa Roncalli, delegato apostolico in Bulgaria dal 1925 al 1934. Due figure accomunate da un profondo amore per un Paese in cui era ed è tuttora dominante la Chiesa ortodossa e nel quale, durante il regime comunista, la minoranza cattolica ha subito una dolorosa persecuzione. “I cattolici e gli ortodossi non sono dei nemici, ma dei fratelli. Abbiamo la stessa fede; partecipiamo agli stessi sacramenti… Lasciamo le antiche contese e lavoriamo a rendere buoni i nostri fratelli. Più tardi, benché partiti da vie diverse, ci si incontrerà nella riunione delle Chiese, per formare tutte insieme la vera ed unica Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo”. E’ quanto, ha ricordato il segretario di Giovanni XIII mons. Loris Francesco Capovilla, l’allora delegato apostolico scriveva nel 1926 ad un giovane studente di teologia ortodosso. Nonostante il forte “anelito all’unione delle Chiese – ha spiegato mons. Capovilla – Roncalli era ben consapevole delle difficoltà e dei lunghi tempi di realizzazione”. Uomo di pace, come lo fu il beato Bossilkov, che affermava: “Per il momento noi cattolici siamo impotenti”, ma “quando le anime saranno mature verrà anche la nostra ora”. “Le tracce del nostro sangue indicano la strada per un avvenire meraviglioso”: con queste “profetiche parole di conforto” rivolte poco prima della fucilazione dal vescovo Bossilkov ai compagni di martirio il metropolita Galaktion, intervenuto al convegno in rappresentanza del patriarca della Chiesa ortodossa di Bulgaria, Maxim, ha voluto ricordare il beato.