MISSIONARIO ITALIANO IN BRASILE LANCIA PROGETTO PER SVILUPPARE L’AMAZZONIA

Evitare l’abbattimento degli alberi con la conseguente e progressiva distruzione della foresta, e invece incrementare la permanenza degli indigeni dando loro un appezzamento di una paio di ettari di terra e un laghetto di un ettaro: è questo il “segreto” del progetto “Amazzonia 501”, ideato dal missionario salesiano p. Gianno Mometti, in Brasile dal 1956 e dal 1986 sacerdote incardinato nell’archidiocesi di Belèm del Parà. Il missionario è tornato in Europa per cercare aiuti internazionali al suo progetto, che ha avuto l’approvazione del Fondo Monetario Internazionale e del governo brasiliano, ma che per camminare ha comunque bisogno di solide basi finanziarie di partenza. “Con il laghetto la famiglia contadina può allevare pesce, coltivare riso e sostenere vari tipi di animali domestici, riuscendo a rendersi indipendente sul piano economico in pochi anni – spiega il missionario, che è anche stato per alcuni anni assessore della Conferenza episcopale del Brasile -. L’ipotesi è di estendere il progetto a tremila famiglie l’anno, evitando lo sradicamento della popolazione e mantenendo la foresta. Si tratta di un progetto del tutto alternativo alle attuali tendenze al disboscamento della foresta pluviale”. Aiutano p. Mometti le due associazioni da lui fondate: quella denominata “Alleanza dell’Amore” con sede a Brescia, sua città natale, e quella chiamata “Vivrà Giovanni XXIII” in Brasile. Quest’ultima realtà, in particolare, è giunta al 30° di fondazione e ha assistito migliaia di lebbrosi. La lebbra è molto diffusa in Brasile (6 per cento dei casi mondiali), particolarmente in Amazzonia.