“La religione, quella cattolica nel nostro contesto italiano ed europeo – prosegue la presidenza della Cei – come matrice di cultura e come esperienza di vita, nonché come fattore di socializzazione e di trasmissione di un patrimonio storico, è capace di rispondere alle fondamentali domande di significato offrendo, insieme alla consapevolezza delle proprie radici, il rispetto di quelle altrui”. A parere dei vescovi, “ciò che si deve temere è l’ignoranza religiosa da cui possono facilmente nascere integralismi e superficialità. Per questo abbiamo accolto con soddisfazione la recente decisione della giurisprudenza che ha affermato come l’insegnamento della religione cattolica concorra, insieme con le altre discipline, alla valutazione dell’alunno nel nuovo esame di stato”. Rivolgendosi poi agli studenti, la Cei ricorda che la sperimentazione nazionale che per sua iniziativa, ha coinvolto in modo diretto per due anni docenti, alunni, genitori e dirigenti scolastici, è finalizzata a predisporre programmi che “meglio assumano le vostre domande, per offrire risposte vere, non superficiali, ricche di valori spirituali e morali, in un fruttuoso confronto con le altre discipline”. Il messaggio fa riferimento al problema dello stato giuridico dei docenti di religione, auspicando che “si giunga ad una sollecita definizione dell’atteso provvedimento, purché non si esigano oggi dai docenti in servizio da molti anni titoli ingiustificati”. “A tutti, docenti, famiglie e studenti – conclude la Cei – con affetto, va il nostro incoraggiamento, certi che l’insegnamento della religione cattolica continuerà ad essere apprezzato quale contributo prezioso e irrinunciabile per accompagnare il cammino della persona verso la maturità e aiutarla a familiarizzarsi con valori e conoscenze che sono un patrimonio di fede e di civiltà per tutti”.