Organizzazione dell’anagrafe bovina per l’etichettatura delle carni, la distruzione delle parti a rischio e i test su tutti gli animali oltre i trenta mesi sono i punti cardine della proposta della Coldiretti per fronteggiare il morbo della ‘mucca pazza’. A spiegarli al Sir è lo stesso presidente della Coldiretti Paolo Bedoni per il quale “le misure messe in atto e le tipologie di allevamento fanno si che l’Italia sia meno a rischio di altri Paesi”. Giova per Bedoni anche “l’abitudine del consumatore italiano di mangiare carne giovane e magra”. Non per niente, dichiara, “l’80% degli allevatori italiani alleva animali da carne e li macella giovani, sotto i 24 mesi. Dunque le possibilità di contrarre il morbo è minore”. “Dal 1997 – ricorda Bedoni – abbiamo spedito ai vari ministri della Sanità e della Agricoltura numerose lettere per richiedere l’anagrafe del bestiame e introdurla in tutta Europa. Provvedimento utile anche al consumatore “per conoscere la provenienza degli animali importati e sapere tutto di ciò che mangia”. Fatti come quello della ‘mucca pazza’, per il presidente della Coldiretti impongono “l’elaborazione di piani di alimentazione vegetale, di semina sicura, con farine vegetali e senza proteine animali”. ” “”Per rilanciare il settore, ora afflitto dalla staticità del mercato e ricostruire la tranquillità del consumatore – conclude Bedoni – bisogna puntare all’allevamento e alla agricoltura ‘certificata’ restituendo al settore ‘primario’ la giusta considerazione non solo nel prezzo ma nella qualità”.” “Dello stesso avviso don Carlo Rocchetta, consigliere ecclesiastico della Coldiretti, che punta l’indice sul fatto che “un rapporto della Commissione Agricoltura del Parlamento di Strasburgo, messo a punto tra il ’91 ed il ’93 parlava già di situazioni note fin dagli anni ’80, con 2185 casi di mucche pazze scoperti tra l’85 e l’88”. “Perché – si domanda don Rocchetta – non si è fermata in tempo quella situazione mettendo al bando farine animali?”. La risposta è semplice: “hanno prevalso logiche di profitto sulla preoccupazione della salute pubblica di milioni di cittadini. Ma non si può sfidare impunemente la natura. Quelle logiche di guadagno saranno ora penalizzate ancor più se si continuerà nella politica dello struzzo”.” “