Quale condizione minorile in Italia e quale l’atteggiamento della comunità cristiana in ambito educativo? Se ne è parlato durante il seminario su “La pastorale giovanile e le politiche giovanili” organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, che si conclude oggi a Bergamo. Sono 10 milioni i minori in Italia, il tasso di fecondità dell’1,2% è insufficiente a garantire un ricambio generazionale, aumentano le famiglie (21 milioni ma con una crescita di quelle monoparentali), i divorzi e i figli naturali (riconosciuti nel 99% dei casi). Il tasso di criminalità minorile è il più basso d’Europa (il 4% dei reati denunciati rispetto al 19% in Francia) ma aumentano le denunce per i minori stranieri (25,9%). Anche i dati riguardanti le violenze sui minori segnalano un aumento ma questo, spiegano i ricercatori, è dovuto ad una maggiore propensione alla denuncia. Da non enfatizzare, secondo Riccardo Poli, del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, è il dato sui suicidi giovanili: le morti di minori si sono ridotte da 6.869 nel ’91 a 4.872 nel ’96, e sono in maggioranza nel primo anno di vita o per incidenti stradali, cadute, soffocamento. La situazione italiana – come descritta dai dati illustrati da Poli – presenta “segnali cui prestare attenzione per impostare le politiche di promozione dei diritti, da non enfatizzare però con allarmismi come spesso accade: se si privatizza l’infanzia come soggetto da proteggere se ne impedisce lo sviluppo come soggetto sociale”. Per la comunità cristiana, secondo mons. Lino Casati, teologo morale della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, l’attività educativa – “che non deve essere ritenuta però di sua esclusiva, né delle sole istituzioni” – è dunque “una testimonianza, un atto della carità gratuito che ha valore in sé, nel quale l’adulto rende ragione dell’aspetto buono del vivere, delle ragioni della vita, prospettando ai giovani una direzione e il desiderio di un futuro positivo”.