GIOVANI: SIGALINI, “CHIESA E ISTITUZIONI COLLABORINO DI PIÙ”

Comunità cristiane che dialogano e collaborano sempre di più con le istituzioni nell’educazione dei giovani, per un impegno al passo con i tempi e all’interno della società: questa è l’immagine nuova che emerge dal seminario “La pastorale giovanile e le politiche giovanili”, che si conclude oggi a Bergamo, organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, con la partecipazione di centinaia di incaricati diocesani ed educatori. “Con il lavoro educativo la Chiesa forma dei cittadini: è un contributo alla società civile che deve essere riconosciuto dallo Stato”, spiega mons. Domenico Sigalini, direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile. Una concretizzazione di questo riconoscimento – anche in seguito alle legge 285/97 sulle politiche a favore dei giovani – sono i protocolli d’intesa tra le amministrazioni locali (regionali o provinciali) e gli oratori che, dopo l’esempio della Lombardia, si stanno diffondendo anche in altre parti del territorio nazionale: “Questa è una linea giusta di raccordo tra comunità cristiana e comunità civile – precisa Sigalini -. Ma bisogna fare attenzione perché non vengano stipulati solo dietro una possibile spinta elettorale”. Rispetto al passato, osserva il sacerdote, “in ambito educativo la Chiesa è oggi riconosciuta come interlocutore attivo delle istituzioni”: un esempio è stata la mobilitazione e la collaborazione per la Giornata mondiale della gioventù. E gli oratori – sia nelle regioni di più antica tradizione sia in quelle zone dove si sta tentando, con buoni frutti, un rilancio – “possono essere un luogo dove sperimentare proposte nuove e allettanti di creatività giovanile, attraverso la cultura, la musica, il teatro, lo sport, l’arte. Una specie di piazza dove i giovani possono scegliere tra tante bancarelle che rispondono ai bisogni più profondi: nessuna è definitiva, ma dietro ognuna c’è un progetto più alto di vita e un’aspettativa di senso”.