NOTA SETTIMANALE – Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

I nodi della pace e della guerra passano sempre di là, dalla città santa, da Gerusalemme. E Giovanni Paolo II lo ha ribadito nell’annuale discorso al Corpo diplomatico. Le cose da fare sono sempre quelle: “Israeliani e Palestinesi non possono immaginare il futuro se non insieme e ciascuna delle due parti deve rispettare i diritti e le tradizioni dell’altra”. Di più: “E’ da gran tempo giunto il momento di ritornare ai principi della legalità internazionale”.” “Ma quest’anno, primo del nuovo millennio, la sfida della pace e della guerra sembra più radicale. Passa infatti per la persona, per l’uomo. “Salviamo l’uomo!”. E’ questa l’emergenza del nuovo secolo: “Nessuna epoca della storia dell’umanità è sfuggita alla tentazione di chiudere l’uomo in se stesso in atteggiamento di autosufficienza, di dominio, di potenza e di orgoglio. Ma tale rischio ai nostri giorni è divenuto più pericoloso nel cuore degli uomini che, mediante il lavoro scientifico, credono di poter divenire signori della natura e della storia”. Non c’è nelle parole del Papa nessuna richiesta di fermare gli sviluppi della scienza. Ma anzi di liberarla dai condizionamenti del denaro o “dalle rivendicazioni egoiste di gruppi minoritari”.” “Salviamo l’uomo: l’uomo in sé, nella sua natura umana, nei suoi diritti inalienabili, a partire dalla libertà religiosa, nella sua dimensione trascendente, nella sua aspirazione al bene. E’ questa la priorità anche delle relazioni internazionali e non a caso su questi temi il Papa ha centrato il suo discorso. Che resta un discorso realistico, perfettamente intelligibile ai diplomatici. Nell’età della globalizzazione le frontiere politiche tendono a diventare più labili ma i processi economici e culturali assumono dimensioni planetarie. E così le grandi questioni. Di qui una certezza, cioè “la determinazione della Chiesa cattolica a difendere l’uomo, la sua dignità, i suoi diritti e la sua dimensione trascendente”.” “E’ un impegno di grande respiro che non può che essere un impegno comune, vedere cioè veramente la convergenza di tutti gli “uomini di buona volontà”. Proprio così: “Se l’uomo stravolge gli equilibri della creazione, dimentica di essere responsabile dei suoi fratelli e non si prende cura dell’ambiente che il Creatore ha affidato alle sue mani, questo mondo, programmato unicamente secondo i nostri progetti, potrebbe diventare irrespirabile”. Dalla soluzione dei conflitti ad un appello di alto profilo per l’uomo: il Papa ha tracciato con chiarezza l’agenda per gli anni a venire, con la consapevolezza che anche la politica deve finalmente fare i conti con le nuove priorità. L’intensa esperienza giubilare dà frutti in tutte le direzioni.” “