URANIO: AI.BI, “PARTE CIVILE CONTRO LA NATO”; CARITAS, “PER LA GENTE LA GUERRA NON È FINITA”

La richiesta di predisporre esami per l’intera popolazione di Bosnia e Kosovo e di “fare chiarezza sulle possibili conseguenze ambientali provocate dall’utilizzo dell’uranio impoverito” viene dall’Ai.Bi, l’Associazione Amici dei bambini, che annuncia la decisione di costituirsi parte civile contro la Nato “se dalla decisione risultasse anche solo la probabilità di qualche rischio per la popolazione locale”. Una decisione che andrà a favore dei 4.000 bambini che l’Ai.Bi. sta sostenendo in 27 villaggi del Kosovo e nelle città bosniache di Sarajevo, Tuzla e nel villaggio di Trnovo, per “chiedere azioni destinate alla bonifica, alla cura e alla prevenzione di queste aree. Se infatti i volontari “decidono liberamente di impegnarsi e di rimanere in questi Paesi”, precisa Marco Griffini, presidente dell’Ai.Bi., “con la possibilità, però, di poter ripartire, la stessa preziosa opportunità non è concessa alla popolazione residente, che vive quotidianamente in condizioni davvero precarie ed inadeguate”. Griffini chiede di “agire con la massima urgenza per evitare il rischio di un abbandono di queste terre da parte delle forze di solidarietà, per evitare nuove conseguenze traumatiche per le popolazioni, che sarebbero così costrette a rivivere una seconda guerra”. Anche don Antonio Cecconi, vicedirettore della Caritas italiana, ricorda al Sir che “ancora una volta le guerre continuano ad uccidere anche dopo la loro fine. E dispiace che se ne parli preoccupandoci quasi esclusivamente dei nostri militari. Infatti in Kosovo e in Bosnia, oltre che con i militari, l’Italia è presente anche con molti civili: volontari, operatori professionali e obiettori di coscienza impegnati sul territorio accanto alla gente, ad avviare difficili cammini di pace. Ma anche se nei Balcani non ci fosse nessun italiano presente, è in pericolo soprattutto la gente del posto: chi ha respirato l’aria, bevuto l’acqua e mangiato i frutti della terra che potrebbero determinare il devastante contatto con l’uranio povero. E per loro il rischio continua”.” “” “