“Dinanzi al presepe la Chiesa adora l’augusto mistero dell’Incarnazione: il Bimbo che vagisce tra le braccia di Maria è il Verbo eterno che si è inserito nel tempo ed ha assunto la natura umana ferita dal peccato, per incorporarla a sé e redimerla. Ogni realtà umana, ogni vicenda temporale assume così risonanze eterne: nella persona del Verbo incarnato la creazione viene meravigliosamente sublimata”. E’ stata una catechesi tutta incentrata sul presepe quella che Giovanni Paolo II ha tenuto oggi ai 25 mila fedeli raccolti in piazza San Pietro per l’udienza generale, l’ultima del Grande Giubileo del 2000.” “”Nella grotta di Betlemme – ha detto il Papa – si esprime con disarmante semplicità l’amore infinito che Dio ha per ogni essere umano. Contempliamo nel presepe il Dio fatto uomo per noi”. Ricordando San Francesco d’Assisi che “ebbe l’idea di riproporre questo messaggio attraverso il presepe vivente a Greccio” nel 1223, Giovanni Paolo II ha aggiunto che ” il Presepe non solo è una nuova Betlemme, perché ne rievoca l’evento storico e ne attualizza il messaggio, ma è anche un’occasione di consolazione e di gioia: è il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza”. Per il Pontefice “nel Presepe si celebra l’alleanza tra Dio e l’uomo, tra la terra e il cielo. Betlemme, luogo della gioia, diventa anche scuola di bontà, perché lì si attesta visibilmente la fraternità che deve vincolare quanti nella fede sono fratelli, perché figli dell’unico Padre celeste. In questo spazio di comunione, Betlemme risplende come la casa ove tutti possono trovare nutrimento – etimologicamente il nome significa casa del pane -, e si annuncia già il mistero pasquale dell’Eucaristia. A Betlemme, quasi come su un simbolico altare, si celebra già la Vita che non muore e agli uomini di ogni tempo viene come dato da pregustare il cibo dell’immortalità. Soltanto il Redentore, nato a Betlemme, può colmare le attese più profonde del cuore umano e lenirne le sofferenze e le ferite”. ” “