"Riaffermiamo la validità della parrocchia, tessuto vivo di esperienze e relazioni, anche nel dare come credenti un vero contributo al vasto mondo dell’immigrazione". Don Domenico Sigalini conclude la 51a settimana nazionale di aggiornamento pastorale organizzata dal Cop (Centro orientamento pastorale) a S.Marino, dal titolo "Gli immigrati interpellano la comunità cristiana". "Grazie a Dio esistono in Italia parrocchie vive entro le quali gli immigrati possono iniziare a sperimentare la bellezza di una comunità, il calore dell’accoglienza evangelica, la fratellanza con Cristo e la paternità di Dio". Non si tratta, però, di luoghi autoreferenziali. "Ben inserite nel territorio", le parrocchie sono "capaci di progettare e stabilire rapporti costanti con le amministrazioni e le autorità civili", continua Sigalini. I compiti rimangono, comunque, distinti. "Il ruolo della comunità cristiana non è rincorrere le emergenze" ma "puntare su accoglienza, ascolto, dialogo per ridestare un’identità cristiana sopita in tante abitudini da galateo". Le "buone azioni", insomma, non bastano". Il nodo da sciogliere è quanta parte di questa "progettualità" sia riservata all’annuncio esplicito. "La nostra fede è ancora un dono da offrire? O siamo troppo reticenti per paura di fare proselitismo?". "Disgiungere annuncio e carità non giova a nessuno", conclude Sigalini. "L’accoglienza degli immigrati non nasce da logiche di convenienza, ma da esigenze di fede. Senza proselitismo, ma neanche qualunquismo".” “Il convegno, che ha coinvolto duecento tra operatori, volontari e responsabili degli uffici migrazioni provenienti da diversi diocesi, si è concluso con una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Torino, Severino Poletto, in memoria del giovane senegalese ucciso la notte scorsa a Rimini da un gruppo di giovani italiani. (segue)” “” “” “