NOTA SETTIMANALE. Trasmettiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Si può cambiare il mondo: non lo dice un attardato e un po’ romantico rivoluzionario, o un reduce. Ce lo ha ricordato il Papa da Kyiv. E non si riferiva solo ai rapporti ecumenici: “il mondo sta cambiando rapidamente: ciò che ieri era impensabile, oggi appare a portata di mano – ha detto -.Facendo leva sull’amore si può, con l’aiuto di Dio, trasformare il mondo”. Più veloce di tante nostre lentezze, più franco di tanti nostri timori: eccolo il vecchio Papa che va avanti e sa dire parole di speranza superando tutti i confini, tutte le contrapposizioni.” “Questo, in fin dei conti, significa “prendere il largo”. Anche in relazione ai grandi problemi planetari del cambiamento, prima fra tutte la questione intricata e multiforme della globalizzazione. Anzi proprio questa tensione a “trasformare il mondo” con la forza dell’amore è la caratteristica essenziale dell’azione da cristiani nel mondo. Qui si radica quel principio di “non appagamento”, che peraltro diventa fonte di positivo impegno.” “L’idea, il valore ed il significato della “società aperta” , il motore di ogni trasformazione positiva e anche il suo metro di paragone in fin dei conti si colloca su questo piano. L’apertura di una società non si misura infatti solo con indicatori economici, in relazione al “mercato”, ma non può non fare appello ad una tensione etica, civile, culturale, ad un tono insomma della politica nel senso più nobile del termine.” “Il G 8 di Genova, per merito in particolare di molte organizzazioni cattoliche, sta sollevando un dibattito di grande significato. Sta interpretando un clima di stanchezza, di disillusione e di civile protesta per un certo sistema della comunicazione e del consumo globalizzati nel senso di appiattiti, per esplorare strade nuove di sviluppo e di impegno. Non stupisce che abbia suscitato alcune reazioni schematiche di commentatori o di esponenti dell’economia, tese semplicemente a ricondurre questo desiderio di discutere, di capire, di esplorare strade nuove alla vecchia contestazione fine a se stessa, o, peggio, a confonderla quei gruppi che hanno trasformato le riunioni delle organizzazioni internazionali in un problema di ordine pubblico.” “Conviene a tutti discutere, mettersi in discussione, allargare gli orizzonti. ” “Il mondo sta cambiando rapidamente. Bisogna allora giocare fino in fondo la partita del cambiamento, ma secondo un chiaro orientamento. Se manca questo il tono della vita civica si abbassa e una logica puramente economica finisce coll’appiattire tutto alla vecchia legge del più forte. Sarebbe una sconfitta per tutti.” “” “” “