SANITÀ: MONS. MARTIN, “SENZA ACCESSO ALLE MEDICINE DI BASE, NON C’È DIRITTO DI CURA”

Malattie come l’Aids, la malaria, la tubercolosi, sono “disastri globali”, di cui soffrono soprattutto i più poveri, perché ricevono “un servizio sanitario molto inadeguato”. A ricordare che “senza accesso alle medicine essenziali non c’è diritto di cura” è stato mons. Diarmuid Martin, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione mondiale del commercio, intervenendo, a Ginevra alla riunione del Consiglio per gli aspetti della proprietà intellettuale relativi al commercio, sul tema “Proprietà intellettuale e accesso ai medicinali essenziali”. “In molti Paesi poveri – ha proseguito Martin – la mancanza di medicine di base, insieme con la povertà delle infrastrutture sanitarie, impedisce un’ adeguata risposta ai bisogni sanitari pubblici urgenti”. L’accesso ai medicinali è “un aspetto essenziale” del diritto alla salute, ha sottolineato l’esponente vaticano, spiegando che esso “dipende da una serie di fattori” di cui “il prezzo accessibile rimane un fattore determinante”: non è possibile “giustificare eticamente il fatto di fissare prezzi i più alti possibili in modo da attrarre gli investitori e rafforzare la ricerca, lasciando però da parte qualsiasi considerazione sui fattori sociali fondamentali”. Per garantire l’accesso universale alla salute, ha aggiunto Martin, tutte le realtà coinvolte a livello economico e politico devono “lavorare insieme, lasciando da parte l’egoismo individuale o l’interesse settoriale”. Istituzioni scientifiche, case farmaceutiche e governi dei Paesi sviluppati, per l’esponente vaticano, dovrebbero “adeguare” i prezzi dei medicinali al “costo della vita di particolari paesi”, specialmente poveri o in via di sviluppo. A proposito del diritto alla “proprietà intellettuale” per il commercio dei medicinali, Martin ha osservato che c’è “un’ipoteca sociale” sulla proprietà privata, in base alla quale “la legge del profitto non può essere applicata per ciò che è essenziale per combattere contro la fame, il disagio e la povertà”. ” “” “