MEDIO ORIENTE: CARITAS GERUSALEMME, "LA PACE NASCE DALLA GIUSTIZIA E DAL RISPETTO DEI DIRITTI"

"Non si può essere cristiani senza credere nella riconciliazione, ma è un processo lento che nasce dall’accettazione dell’altro, dal riconoscere la sua presenza. Solo partendo da qui può iniziare il perdono. Ma per perdonare bisogna andare verso la giustizia. E realisticamente ora per i palestinesi non c’è giustizia, non c’è rispetto della dignità dell’altro". A parlare è Claudette Habesh, segretario generale di Caritas Gerusalemme e presidente della Caritas del Medio Oriente, Nord Africa e Corno d’Africa, la prima donna a cui è stata affidata la responsabilità di una Caritas nazionale. E’ presente al 27° convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso in questi giorni ad Acireale (Catania) e in una intervista che verrà pubblicata nel prossimo bisettimanale del Sir racconta del lavoro della Caritas in questo periodo di duri scontri in Medio Oriente. "Prima avevamo iniziative concrete per far incontrare israeliani e palestinesi, soprattutto giovani – racconta -. Se si comincia dall’incontro, ci si riconosce tutti parte della stessa umanità. Sfortunatamente dopo gli ultimi eventi tutto si è arrestato perché l’odio è cresciuto enormemente. Ciò che abbiamo fatto negli ultimi dieci anni, ed è dura doverlo ammettere, è ormai perso del tutto ed è più difficile ricominciare da zero. Molti non credono più nella possibilità di una riconciliazione. E questo è pericoloso per entrambe le parti. Noi vogliamo la pace per tutti i popoli della regione, anche per i figli degli israeliani". La Caritas risponde alle emergenze cercando medicine per gli ospedali, con due ambulanze per il trasporto dei feriti e con i centri sanitari in Cisgiordania e a Gaza. "Facciamo visite alle famiglie dei morti e dei feriti e diamo aiuti alimentari – spiega -. Cerchiamo di dare vicinanza, di condividere il dolore. Sono morti soprattutto dei musulmani e, anche se la Caritas è cristiana, noi soffriamo con loro. Molti bambini che seguiamo sono stati feriti agli occhi e hanno perso la vista. L’occupazione è molto dura, continua a violare i diritti dell’uomo, il diritto internazionale e tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite". La responsabile di Caritas Gerusalemme denuncia anche le difficili condizioni di vita dei cristiani che "si sentono una Chiesa dimenticata, soffrono molto e fuggono verso gli Stati Uniti e l’Australia. La Chiesa della Palestina ha bisogno di essere incoraggiata, accompagnata, aiutando i cristiani a rimanere. Spero che la Terra Santa non diventi solo un museo".