La "bontà e l’umiltà" e la capacità di dare "una dimensione spirituale al sociale". Così mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ricorda mons. Mario Operti, già direttore dell’ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, deceduto oggi a Torino all’età di 51 anni. "Era un uomo molto buono così lo descrive Betori, a margine del 27° convegno nazionale delle Caritas italiane che si apre oggi ad Acireale (Catania) -, di una bontà dal significato pregnante, fatta di umiltà, con grandi doti che apparivano subito nel contatto umano e di lavoro. E per me era anche un caro amico". Il suo è stato "un grande contributo alla pastorale della Chiesa italiana, in un momento difficile per la pastorale sociale e in un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici. Ha saputo prendere in mano questo settore e dargli obiettivi concreti e possibili ma anche di grande respiro". Mons. Betori ne ricorda tre in particolare: "il primo, creare delle sinergie, dei ‘tavoli’ per promuovere unità tra i vari soggetti pastorali e questa è una eredità molto grande da amministrare. L’altra eredità che ci lascia è il Progetto Policoro, una invenzione di tanti settori della pastorale (tra cui la Caritas e il Servizio nazionale di pastorale giovanile) ma l’anima era proprio don Mario, che l’ha portato avanti con grande dedizione e impegno personale. I grandi risultati del Progetto Policoro di questi anni si devono alla sua costanza, al suo spendersi giorno per giorno, dal nord al sud d’Italia. Poi c’è l’eredità meno conosciuta ma per me più preziosa: la promozione di una spiritualità del sociale, che era ciò che più gli stava a cuore". "Perdo un grande amico ma nella fede è accanto a me conclude mons. Betori -. Lo riacquisto come presenza spirituale e lo sento molto vicino anche in questo mio nuovo compito".” “” “