"DEVOLUTION" E AUTONOMIE LOCALI: UNA RICERCA DEL CENSIS

Cresce il policentrismo istituzionale nel nostro Paese. Regioni dotate di autonomia, funzioni amministrative e capacità decisionali fino a pochi anni fa impensabili; Comuni e Province potenziati; promozione di percorsi di sviluppo "dal basso", crescita dell’autonomia finanziaria: è questa la fotografia dell’Italia tracciata dal Censis in un documento presentato questa mattina a Roma nel primo di un ciclo di incontri promossi dallo stesso Centro studi su "Governance sociale e potenziali conflitti". Tema odierno, "Una soluzione poliarchica ai conflitti della devolution". "La devoluzione dei poteri dallo Stato centrale ad organismi substatali avviata di recente" ha osservato il direttore del Censis, Giuseppe Roma, appare "un processo avvenuto in modo discontinuo, senza un progetto chiaro e condiviso e privo della consapevolezza dei possibili conseguenti nodi da sciogliere". Sono infatti evidenti alcune "situazioni conflittuali" che il Censis invita a non sottovalutare: la "potenziale aspra dialettica" tra Regioni e Stato centrale circa le competenze "da devolvere dal centro alla periferia"; il rischio di una recrudescenza degli squilibri economici e sociali tra regioni; il "conflitto tra istanze di governo ed esigenze di rappresentanza"; la tentazione per le Regioni di un "neo-centralismo" che impedisce una corretta articolazione interna dei poteri, la cosiddetta "devolution della devolution" volta "a distribuire armonicamente le competenze verso tutto il sistema subregionale delle autonomie locali". Su quest’ultimo punto si è soffermato in particolare il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita, invitando "a ragionare nei termini di una "architettura distribuita dei poteri" che "ripristini il logorato rapporto cittadini-istituzioni". "La domanda di federalismo – ha detto – non è ideologica, ma fortemente pragmatica e va letta come domanda di corretto funzionamento della macchina amministrativa". In tale prospettiva, i governi regionali, "pienamente legittimati dall’elezione diretta degli esecutivi" sono chiamati "a guardare al proprio interno ordinando pluralità e differenze, applicando la sussidiarietà e soprattutto promuovendo una vera cultura della rappresentanza e della partecipazione di tutti i cittadini".