LAVORO: MONS. APICELLA, “LA CHIESA NON PUÒ CHIAMARSI FUORI”

Il problema del lavoro “è presente in tutta la nazione, ma diventa drammatico nelle regioni meridionali”, e “la Chiesa non può chiamarsi fuori”. Lo ha detto mons. Vincenzo Apicella, vescovo ausiliare di Roma e segretario della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, aprendo oggi, a Roma, la conferenza stampa di presentazione della II Festa nazionale dei giovani lavoratori, che si svolgerà a Bari il 9 e il 10 giugno, per iniziativa della Gioc (Gioventù Operaia Cristiana) e del Progetto Policoro, promosso nelle regioni del Sud dalla Cei tramite l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio nazionale per la pastorale giovanile e la Caritas italiana. “La dottrina sociale della Chiesa – ha aggiunto il vescovo – trova la sua ragion d’essere non semplicemente dalla coerenza teorica od interna. Deve diventare motivazione ad agire: si giudica non dalle chiacchiere, ma dalle opere che produce”. E i vescovi, nella questione del lavoro, sono stati in un certo senso dei precursori: già prima che esistesse nella Cei, ha ricordato Apicella, nel ’48 i vescovi del Sud avevano pubblicato una lettera sulla questione meridionale, e la “parola d’ordine” del documento dei vescovi italiani “Chiesa e Mezzogiorno”, del 1988, era “il Paese non crescerà se non insieme”. Un’affermazione, questa, ancora attuale, ha detto il vescovo, invitando ad affrontare “le nuove sfide poste dai cambiamenti in atto nel mondo del lavoro”, come l’immigrazione e le nuove tecnologie, che si aggiungono “agli incidenti sul lavoro, all’illegalità che ha fatto i suoi martiri anche nella Chiesa, caduti proprio sul fronte del recupero dei giovani al sociale”. “Dare più dignità alla società civile e diritto di parola ai giovani, favorendo l’imprenditorialità e la solidarietà nel mondo del lavoro, anche attraverso l’accoglienza degli immigrati”: questi, ha concluso Apicella, gli impegni della comunità cristiana sul fronte del lavoro, che è “decisivo anche ai fini dell’inculturazione della fede”.