“Chi pone limiti, a chi, in nome di che cosa, secondo quali criteri? Basta il codice penale?” Questi sono gli interrogativi sollevati in questi giorni da don Elio Bromuri, direttore del settimanale regionale dell’Umbria “La Voce”, in un editoriale nel quale affronta la questione “pedofilia” e invita “le persone pensanti e non solo i credenti”, a cercare “risposte che siano conformi alla difesa della vita e della dignità degli esseri umani”. “La pedofilia – scrive don Bromuri -, come altre piaghe morali e sociali dei nostri tempi, nelle dimensioni che ha assunto, non nasce come un fungo in terreno vergine, ma è frutto di un brodo di cultura, di un vivaio di idee e di valutazioni che risultano funzionali allo sviluppo di comportamenti inaccettabili”. Secondo il direttore de “La Voce” sono “le idee della corporeità sganciata dalla spiritualità, del piacere che non ha limiti, dei diritti dei singoli che non devono essere schiacciati da un tirannico super-io, della sessualità considerata come esercizio puramente ludico. Queste idee sono pane quotidiano della comunicazione di massa che ha potere di condizionare la coscienza fino a oscurarla e a renderla incapace di giudicare cos’è bene e cos’è male”. Don Bromuri accenna ad alcuni “comunicatori” che “si impalcano sugli scranni dei loro talk show e sputano sentenze tra il plauso dei loro invitati, pronti a osannare alla libertà di scelta e ad ogni forma di trasgressione”, mentre “chi osa contraddirli è etichettato bacchettone e bigotto, retrogrado e disinformato”: “Un tempo erano indicati ‘cattivi maestri’ quelli che insegnavano e davano dignità ideologica alla prassi della rivoluzione violenta. Oggi i ‘cattivi maestri’ sono coloro che distruggono, con le parole e con gli esempi, i valori fondamentali della vita del singolo, della famiglia e della convivenza sociale”. La logica che lega tutti questi comportamenti, compresa la pedofilia, ad avviso di Bromuri “è la stessa, quella che porta poi all’aborto, all’eutanasia, alla clonazione umana, alla sperimentazione dell’ingegneria genetica sull’uomo, allo sfruttamento dei deboli, al commercio della prostituzione e così via”. Da qui l’invito a “ridelineare i parametri di un umanesimo integrale”, e ad approfondire la riflessione tra cattolici e laici. “Il resto – conclude -, anche il ricorso a delle punizioni come la ‘castrazione chimica’ fanno solo ridere. Non portiamoci in giro!” ” “” “