ISTAT: “IN ITALIA SI CONTANO OTTO MILION DI POVERI”

Sono quasi otto milioni i poveri cosiddetti “relativi” in Italia (il 13,9% della popolazione). A renderlo noto è l’Istat rilevando che nel 2000 due milioni e 707mila famiglie residenti nel nostro Paese hanno vissuto sotto il livello di povertà “relativa” convenzionalmente fissato ad un milione e 569 mila lire di spesa mensile per un nucleo di due persone: un totale di 7 milioni 948mila individui. La maggiore concentrazione del fenomeno è al Sud dove risiede il 62,7% di queste famiglie; il Centro ne ospita il 22%, il Nord il 15,3%. Ma la realtà italiana è fatta anche di 954mila famiglie (il 4,3% del totale pari a 2 milioni 937mila individui) che vivono invece al disotto della soglia minima di sussistenza fissata in una capacità di spesa mensile di un milione e 55mila lire ogni due persone. ” “Un quadro sostanzialmente stabile a livello nazionale dal quale emerge però un aumento dell’incidenza della povertà “relativa” al Nord, dove il dato passa dal 5% del 1999 al 5,7% del 2000. “Un valore che non dipende dalla disoccupazione, al Nord pressoché inesistente, – commenta mons. Giovanni Nervo, presidente onorario della Fondazione Zancan -, né da eventuali carenze della locale rete sociale e sanitaria efficiente e articolata, quanto dal fatto che non tutte le famiglie riescono a tenere il passo con la consistente ripresa dei consumi registrata in questo ultimo anno nel Settentrione”. La vera emergenza, secondo il sacerdote, “è piuttosto la condizione di precarietà e la grande povertà diffusa tra gli immigrati; destano particolare preoccupazione talune prospettive di modifica alla legge sull’immigrazione che introducendo il reato di permanenza clandestina penalizzerebbero migliaia di individui venuti in Italia in cerca di lavoro, condannandoli alla miseria”. Ciò costituirebbe “una prova di scarsa civiltà e di egoismo da parte delle istituzioni” di fronte alla quale mons. Nervo auspica “politiche che ridiano dignità ai diritti delle persone e regole chiare, ma improntate a solidarietà, per non approfondire ulteriormente il divario tra chi è sempre più ricco e chi è sempre più povero”. ” “” “