"Un regolamento per i centri di fecondazione artificiale non avrebbe alcuna possibilità di attuazione, al di fuori del quadro di una chiara legge in materia". E’ il commento di Antonio Spagnolo, del Centro di bioetica dell’Università Cattolica, alla proposta fatta oggi dal Ministro della Sanità, Girolamo Sirchia di un regolamento, attraverso tariffe stabilite dallo Stato, dell’attività dei centri in cui si pratica la fecondazione assistita. "Un regolamento ‘staccato’ da un progetto di legge – continua Spagnolo, ricordando che già in passato il dibattito sull’ipotesi di un simile regolamento ha posto "grossi problemi di natura etica" non è assolutamente proponibile in una materia così delicata e complessa come quella della fecondazione artificiale: sarebbe come pretendere di mettere ordine in un disordine generalizzato. Se, però, la regolamentazione dei centri specializzati è un’occasione per ripensare il progetto di legge approvato dalla Camera durante la scorsa legislatura, ben venga". Al centro della nuova legge sulla fecondazione artificiale, ci dovrebbe essere per Spagnolo la questione dello statuto dell’embrione: "Le questioni igienico-sanitarie precisa, infatti, il bioetico – hanno valore solo se viene chiarito se il ricorso alla fecondazione artificiale viene fatto per porre rimedio a patologie, o se invece preveda tecniche o procedimenti che possano mettere l’embrione in pericolo di vita". "No" alla fecondazione eterologa e alla sperimentazione sugli embrioni: queste, ricorda Spagnolo, le principali richieste fatte dalla Chiesa in materia di fecondazione artificiale, e sulle quali il nuovo testo legislativo "dovrebbe prendere posizione".