"L’informazione, prima del vertice di Genova, è stata molto pessimista e molto concentrata sulle questioni della sicurezza, sulle manifestazioni di protesta, sul numero dei poliziotti e dei carabinieri schierati nelle piazze", nota Jean Bianchi, docente all’Università Cattolica di Lione che, in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir, analizza il modo con il quale l’informazione ha presentato il vertice del G8 e i tragici avvenimenti che l’hanno accompagnato. ” “Per Bianchi, "l’opinione pubblica è stata, in qualche modo, preparata ad avvenimenti duri, agli scontri. E’ quella dinamica dei media che chiamiamo l’autorealizzazione delle profezia: si comincia con il dire che il vertice sarà difficile, si presta attenzione alle dichiarazioni di guerra dei diversi gruppi antiglobalizzazione e, quando la violenza arriva, è talmente attesa che toglie il campo a qualsiasi altra notizia, a qualsiasi altra chiave di lettura".” “Il docente considera assolutamente importante il fatto che "gli attacchi di violenza abbiano avuto dei testimoni nei giornalisti e che l’uccisione di un giovane sia rimasta fissata nella pellicola di un fotoreporter. Alla fine però questa morte è stata trattata come un martirio ineluttabile, i manifestanti sono stati presentati a volte come eroi. In secondo piano sono rimaste le discussioni del G8, le proposte del Global social forum, i problemi dei paesi poveri". In futuro, per Jean Bianchi, bisogna "modificare la formula del G8, affinché non sia più occasione di scontro ma luogo di confronto costruttivo e democratico".” “