G8: CAVIGLIONE, “GENOVA ANCHE SE GRAVEMENTE FERITA CONTINUA A SPERARE”

“A pochi passi dalla chiesa di Nostra Signora del Rimedio, in piazza Alimonda, dove celebro la Messa tutti i giorni, il corpo disteso di un giovane di 23 anni, figlio di un sindacalista”. Don Carlo Caviglione, sacerdote genovese, così commenta la tragedia che ieri ha ferito ieri Genova. “Dopo tante dichiarazioni, più o meno credibili, di una volontà pacifica, i risultati deludenti sono ora sotto gli occhi di tutti. Se mi affaccio alla finestra, vedo negozi e vetrine sfasciati, cassonetti divelti, svuotati e posti come barricate in mezzo alla strada”. Dopo la violenza di ieri, continua Caviglione, “l’impressione è quella di una guerra assurda, non si sa contro chi: gli otto riuniti a Palazzo Ducale stanno parlando di povertà con alcuni rappresentanti dei Paesi poveri” e hanno preso alcune decisioni importanti, “in particolare per combattere malattie come l’Aids, la tubercolosi e la malaria”.
La Chiesa genovese, testimonia Caviglione, “ha cercato di interpretare l’atteggiamento dei cattolici: quello del dialogo e del discernimento, invitando più volte a riflettere sulla positività e sui limiti innegabili del G8. E nella chiesa di Boccadasse centinaia di persone da ieri pregano sempre per il G8, per i suoi contestatori e perché qualunque violenza cessi a partire dal corteo di questo pomeriggio”.