RAPPORTO OCSE: IN ITALIA DISOCCUPAZIONE AL 9% ENTRO IL 2002

Per il sesto anno consecutivo il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) ha ospitato questa mattina a Roma, la presentazione del tradizionale rapporto Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sullo stato di salute del sistema produttivo e delle componenti sociali di 14 dei suoi 30 Paesi membri. Fondato nel 1960 e composto in prevalenza da Stati Europei, cui si aggiungono Usa, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Messico e Corea, l’Ocse si è concentrata, per il 2001, sulle prospettive dell’occupazione, con un riguardo particolare alle dinamiche di famiglia, immigrazione e povertà. Da un punto di vista economico, per la nostra Penisola fanno ben sperare le analisi sul mercato del lavoro: "entro il 2001 – ha detto la vicepresidente del Cnel Francesca Santoro – il tasso di disoccupazione italiano dovrebbe scendere al 10% e per il 2002 si conferma la tendenza in positivo, con un’ulteriore diminuzione fino al 9,2%". Il dato segue l’andamento registrato anche nel resto dell’Unione Europea, dove entro il 2002 il numero dei senza lavoro dovrebbe raggiungere quota 13 milioni contro gli oltre 14 dello scorso anno. "La presentazione di questo rapporto – continua la Santoro – si svolge in contemporanea al G8 di Genova, in un clima di grande attenzione verso la globalizzazione. Come è stato più volte sottolineato e dibattuto, questo fenomeno sta ponendo da una parte le basi per una società della conoscenza (con la moltiplicazione dei saperi e dell’innovazione tecnologica). Dall’altra l’apertura indiscriminata dei mercati è causa di nuove povertà e divari economici incolmabili. Si impone dunque la necessità di una qualificata guida politica e istituzionale e di una costante attenzione delle forze sociali e civili. In particolare, il lavoro, che abbiamo visto avere buone prospettive di crescita, deve svilupparsi sul fronte sia quantitativo sia qualitativo, salvaguardando innovazione tecnologica e tutela ambientale. Solo una buona formazione e il rispetto dei diritti dei lavoratori sono in grado di assicurare competitività e risultati ottimali per tutti nel lungo termine".