“Otto cristiani protestanti del villaggio di Paksong, distretto di Songkhome (Laos), sono tornati a casa dopo arresti e maltrattamenti a causa della loro fede”. È quanto riferisce oggi l’Agenzia internazionale Fides. I prigionieri “hanno subito oltre un mese di carcere duro finché, stremati dalle torture, hanno firmato l’abiura alla propria fede. Solo allora sono stati rilasciati”. “Ai cristiani, arrestati con l’accusa di attività sovversive contro il governo, piuttosto che con una specifica menzione di appartenenza alla cristianità”, sono state anche confiscate “le terre e negate le cure mediche”. Questa repressione “colpisce di più i protestanti perché essi si espongono maggiormente, mentre i cattolici sono più ben visti per i progetti di natura educativa e sociale che portano avanti nel paese”. Fides afferma che i cristiani nel Laos “non godono di protezione legale e dei fondamentali diritti umani e subiscono ogni sorta di pressioni per abbandonare la fede”. Tali pressioni “sono opera di autorità locali, che agiscono all’insaputa del governo centrale”. Anche se quest’ultimo fa la sua parte “consentendo agli stranieri di fare solo attività di tipo sociali”, che non presentino legami con opere missionarie. ” “Nel Laos solo “nell’anno 2000 si sono verificati episodi di persecuzione su circa 60 cristiani e su diversi buddisti”. Sembra quasi che “nel 2000 il governo laotiano abbia inaugurato un programma di eliminazione del cristianesimo del paese. Su una popolazione di 5,5 milioni di abitanti, i cristiani sono circa 122 mila, il 2,1 %. I buddisti sono il 48,8%, gli animisti il 41,7%”.” “