“E’ fondamentale promuovere una nuova cultura del turismo. E questa cultura cresce nella misura in cui le persone sono informate e sollecitate ad entrare in profondità e con rispetto nelle realtà locali che si visitano. Il rischio è quello di godere soltanto degli aspetti più vistosi, più superficiali e più commerciabili delle mete turistiche. Credo però che un turismo intelligente, rispettoso dell’ambiente, avrà futuro”. Così mons. Carlo Mazza, direttore dell’ufficio Cei per il turismo, il tempo libero e lo sport commenta gli “Orientamenti per la pastorale del turismo”, presentati oggi. A chi sta partendo per le vacanze, mons. Mazza – in linea con il documento vaticano – consiglia di dire no alle vacanze che diventano “tempo perso o tempo dell’ozio” e di evitare “l’evasione a tutti costi senza preoccuparsi di rispondere alle proprie esigenze più profonde”. Sì invece a tutte quelle forme di turismo che aiutano le persone a vivere “esperienze significative dal punto di vista delle relazioni umane”; a conoscere “il territorio in pienezza, dalla cultura alle tradizioni e feste popolari”. Ma è davvero possibile fare vacanze del genere? “Purtroppo non è facile – risponde mons. Mazza – soprattutto perché le agenzie di viaggio non sono minimamente attrezzate per rispondere a queste esigenze etiche. Il rapporto con le agenzie di viaggio è essenzialmente un rapporto commerciale. Agli operatori turistici chiediamo di essere non solo dei buoni business-man ma anche degli interlocutori fidati che sappiano offrire quegli strumenti di conoscenza necessari per poter scegliere con più cognizione le mete delle proprie vacanze. Domanda e offerta devono dialogare. E non soltanto rispetto ai prezzi o alle convenienze ma anche rispetto ai contenuti della vacanza”.