FARE TURISMO DA CRISTIANI: UN DOCUMENTO VATICANO

"Il turismo può essere considerato, senza dubbio, come uno di quei nuovi areopaghi di evangelizzazione", affermano gli "orientamenti per la pastorale del turismo" a cura del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, presentati questa mattina. "L’espansione dell’attività turistica – afferma il documento vaticano – ha portato beneficio a molte persone e ad interi paesi, ma nello stesso tempo si è rivelata spesso fonte di degrado della natura e delle persone stesse". Il documento cita alcuni dati che testimoniano la spettacolare diffusione del turismo negli ultimi decenni: "Nella metà del XX secolo, quando il turismo è diventato nei paesi industrializzati accessibile a molti, si contavano circa 25 milioni di turisti internazionali. Da allora, si è passati a 698 milioni nell’anno 2000. Una crescita ancora più forte si è registrata nel turismo all’interno del territorio nazionale dei singoli paesi. Per il 2020 sono previsti circa 1.600 milioni di arrivi internazionali per motivi turistici. L’industria turistica si è trasformata in una delle prime forze economiche in tutto il mondo e detiene il primo posto in alcuni paesi".” “Tuttavia, nota il Pontificio Consiglio, "l’attività turistica mostra aspetti negativi. Le persone che la promuovono o che ne usufruiscono, frequentemente la utilizzano per i propri fini illeciti, in alcuni casi come strumento di sfruttamento e in altri come occasione per l’aggressione a persone, a culture o alla natura". Per questa ragione il documento raccomanda ad imprenditori e operatori turistici di "lasciarsi guidare da quei criteri che considerano l’attività economica come servizio alle persone e alla comunità e non solo come fonte di reddito". In particolare "la questione ecologica, correlata al turismo in forma molto sensibile, è un aspetto da tenere debitamente presente nella promozione dell’attività turistica". Inoltre, osserva il Pontificio Consiglio, "ogni sforzo teso a responsabilizzare i cristiani a uno stile di vita austero e solidale nei loro viaggi nei paesi in via di sviluppo, sarà vano se gli operatori e i promotori turistici non saranno guidati da una adeguata sensibilità". (segue)” “