Oltre 500 vittime della pulizia etnica degli indigeni dayak contro gli immigrati maduresi sono state accertate, durante i mesi di febbraio e marzo scorso, nel Kalimantan centrale e occidentale, province indonesiane sull’isola del Borneo. A darne notizia è l’agenzia internazionale Fides, che informa sulla situazione di tensione in queste zone. Molti sono i campi profughi allestiti dal governo indonesiano: attualmente oltre 40 mila sfollati si trovano a Pontianak, capitale del Kalimantan occidentale. Proseguono intanto i tentativi di mediazione: all’inizio di luglio i leader delle due etnie si sono incontrati a Pontianak, trovandosi d’accordo sull’urgenza di fermare ogni violenza. Anche i leader religiosi della regione hanno lanciato un appello all’intera comunità chiedendo la fine della violenza. I leader ricordano "il dovere di salvaguardare la dignità di ogni essere umano e diritti uguali per tutti". L’appello è firmato dal vescovo di Jayapura, mons. Leo Laba Ladjar e dai capi protestanti e musulmani, che condannano "l’uso della violenza" quale "unico modo con cui si affrontano i problemi, e a ogni violenza segue altra violenza". Per questo i leader religiosi chiedono: il rispetto della vita umana; la fine della violenza fra i civili ma anche da parte dell’esercito e della polizia; il discernimento sulla situazione, individuando i provocatori; affrontare i problemi con mezzi civili e legali, senza vendette private; sforzi di dialogo e di pace nei luoghi della vita quotidiana: scuole, mercato, posti di lavoro, vita politica, per ricondurre alla riconciliazione le due etnie. Secondo fonti locali di Fides, la ragione principale del conflitto in Borneo è il contrasto fra la ricchezza dei maduresi e la povertà dei dayak. I primi sono laboriosi e attivi nel commercio, gli indigeni hanno come uniche risorse la natura e la terra. In passato gli immigrati maduresi non hanno rispettato la cultura delle tribù indigene. Questo ha suscitato odio che il governo non è riuscito a controllare. Nel 1999 scontri interetnici causarono oltre 3.000 morti fra i maduresi. ” “” “