Se lo chiede Stefano Fontana che, sul prossimo numero del Sir, commenta il Rapporto sullo sviluppo umano 2001 delle Nazioni Unite. "C’è qualcuno afferma Fontana – che punta sulle piante transgeniche per cercare di dare una riposta agli 826 milioni di persone affette da sottoalimentazione e nella maggior parte dei casi destinate a morire di fame". Per il docente "alle prospettive rosee ed ottimistiche, si accompagnano i pericoli, con il rischio addirittura che le nuove tecnologie aggravino anziché migliorare la situazione alimentare ed economica dei paesi poveri. Attualmente la ricerca in questo settore è costosa e quindi è totalmente in mano a gruppi privati dei paesi ricchi. L’Astra-Zeneca distribuirà gratuitamente le sementi transgeniche agli agricoltori dei paesi poveri oppure gliele venderà? E a quali prezzi? Oppure: quando prodotti tipici dei paesi poveri fossero producibili anche ad altre latitudini, non sarebbe una minaccia per quelle misere economie? La stessa introduzione di tecniche biotecnologiche nei paesi poveri potrebbe avvenire non per innalzare i livelli di sicurezza alimentare, bensì per rimpiazzare prodotti tipici con prodotti analoghi ma dal minore rendimento economico".” “Per Fontana "non è tutto oro quello che luccica. Anche perché rimangono coperte da nubi le possibili conseguenze dei cibi transgenici sulle persone e sull’intero ecosistema. Nel luglio del 2000 ci fu una vasta polemica in Europa per la decisione del Commissario UE all’ambiente Margot Wallström di produrre una direttiva che garantisse proprio questo diritto alla sicurezza dell’alimentazione. La posizione europea era più che legittima. Ma i paesi poveri e afflitti da ogni sorta di problemi hanno la capacità e la forza di fare altrettanto per garantirsi?"” “” “