NOTA SETTIMANALE – Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

"Voi non vi rassegnerete": sta forse qui la chiave della posizione dei cattolici fronte non tanto al G8, quanto alle grandi questioni di assetto mondiale che esso evoca, autorevolmente rilanciate dal Papa, in dialogo con il grande incontro delle associazioni cattoliche svoltosi a Genova e con i Vescovi liguri.
Ha ripetuto, Giovanni Paolo II, le parole rivolte ai giovani della Giornata Mondiale. Non rassegnarsi significa essere attivi e consapevoli artefici di storia, significa giocare fino in fondo il gioco del cambiamento in atto, sapendo che esso può comunque essere orientato ad obiettivi di giustizia.
Questo non significa essere romantici o attardati contestatori. Anzi: significa accettare con realismo una situazione evidente dal punto di vista geo-strategico, che qualche anno fa Zbigniew Brzezinski ha formulato in un libro che è un classico, fin dal titolo: "la grande scacchiera: il primato americano e il suo imperativo geo-strategico". Il vasto e complesso sistema globale non è una piramide gerarchica: "piuttosto – argomenta il celebre studioso – l’America sta al centro di un universo intrecciato, nel quale il potere è esercitato attraverso un continuo processo di contrattazione, dialogo, diffusione e richiesta di consenso formale, anche se il potere ha origine, alla fin fine, da una singola fonte: Washington D.C."
Coniugare realismo geo-politico e capacità di azione creativa diventa oggi motivo di speranza. Ha detto giustamente il Papa: "ai responsabili dei governi di tutto il mondo e, in particolare, a quelli che si riuniranno a Genova desidero assicurare che la Chiesa si adopera con le persone di buona volontà per garantire che in questo processo vinca l’umanità tutta". In questo senso restano essenziali le due indicazioni di fondo: la dottrina sociale – che proprio grazie al magistero di Giovanni Paolo II è diventata planetaria ben prima che si parlasse di "globalizzazione” – e "un grande amore per Gesù Cristo, Redentore di ogni uomo e di tutto l’uomo".
La mobilitazione dei cattolici per l’appuntamento del G8 dimostra che su questa "grande scacchiera" del processo di globalizzazione, si può fare molto ma molto di più si dovrà fare perché in fin dai conti "vinca l’umanità tutta", cioè siano presenti, a livello planetario, ragioni di speranza e di impegno sociale e politico che possano superare il mero orizzonte dell’utile economico a corto respiro.
Se a Seattle è nato un "popolo", cioè una rete di solidarietà, è tempo che questo "popolo", come ha cominciato a fare a Porto Alegre, compia un salto di qualità e dunque diventi un interlocutore: può questa essere l’occasione di Genova ed anche l’apporto originale da parte italiana.