“La soluzione negoziata è l’unica via per affrontare le gravi questioni che sono alla base del presente conflitto” è il pensiero che domenica scorsa all’Angelus, Giovanni Paolo II ha rivolto allo Sri Lanka, dove il conflitto etnico da quasi un ventennio semina violenze. Una presa di posizione quella del Papa che, secondo mons. Malcolm Ranjith, segretario della Conferenza Episcopale dello Sri Lanka e responsabile della Commissione “Giustizia e Pace” ha rafforzato le speranze del popolo singalese proprio nel giorno della festa della Vergine di Madhu, il cui santuario, meta di pellegrinaggi, è luogo di incontro di seguaci di varie religioni.” “”La Chiesa – ha dichiarato a Fides mons. Ranjith – sottolinea l’urgenza della pace, il rispetto della vita umana, un programma di sviluppo sociale nel paese, misure urgenti per risolvere la situazione di profughi e sfollati. Ai governi stranieri chiediamo di assumere una posizione chiara a favore del negoziato e di utilizzare gli aiuti economici per costringere le parti a seguire la strada della pace”. Per il responsabile della Commissione “Giustizia e Pace”, infatti, “i governi possono ‘condizionare’ gli aiuti economici che danno allo Sri Lanka e subordinarli ai negoziati di pace. Il governo ha il dovere di fare il primo passo ma è diviso tra un’ala intransigente, che invoca la guerra totale, e un’ala moderata, che accetta una soluzione negoziata. Offrendo segnali contrastanti, crea uno stallo, che fa soffrire la causa della pace. A mio parere il capo di stato dovrebbe imporre la strada della mediazione”.” “Un conflitto che ha impedito il pieno svolgimento della festa della Vergine di Madhu. “Una festa solo religiosa. Vi erano pochi singalesi, perché regna la paura: il santuario si trova in una zona controllata dai ribelli tamil. Tuttavia il santuario resta un luogo di riconciliazione, dove singalesi e tamil s’incontrano a pregare insieme. Può rappresentare il punto d’unione del paese”.” “